La favola della volpe e dell’uva

scritto da Paolo Pec
Scritto 12 mesi fa • Pubblicato 12 mesi fa • Revisionato 12 mesi fa
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Autore del testo Paolo Pec

Testo: La favola della volpe e dell’uva
di Paolo Pec




Dice il Saggio che se la intende con Mastro Faggio al guinzaglio:
«A chi vuoi darla a bere? Hai rotto con il bolo dell’impicc(i)ato!
Povero collo che strozzi e snodi per raggranellar qualche piccola questua
in sconsacrata chiesa.»

Davvero il Saggio, quello che se la intende con Mastro Faggio, dice questo?

La voce fuori campo, che dall’alto tutto controlla, non sempre risponde. Oppure, quando un testo non fa testo risponde
senza presentarsi, sedendosi su un campo sconsacrato a contar metafore e quante spighe di grano inesistenti sono state propinate.

«Se voi che mi state leggendo non ci credete, chiedetelo a suor Ocagiuliva dell’ordine delle olivesudate, e alla sua degna convivente suor Cencia dell’ordine delle carmeluzze appiedate (entrambe riapparse dopo aver elaborato …), quanto grano sono riuscite a mettersi in tasca
a spese di una Madia d’autore.
E come giorno e notte, naso a naso, si strusciano l’aquilino becco illuse d’essere aquile, contentandosi di veder volare gli asinelli.»

Udito ciò, la voce fuori campo arriva alla seguente conclusione (che sembra non c(‘)entri ma c(?)entra eccome!):
Del resto Ovidio docet, anche quando di lui ne fanno sipario … per nascondere Esopo, e la favola della volpe e dell’uva.







La favola della volpe e dell’uva testo di Paolo Pec
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